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"Un Viaggio" di Davide Giansoldati

Un viaggio. Il sole entrava con forza attraverso la grande vetrata, riprendendosi gli spazi che l'incessante temporale del giorno prima gli aveva rubato. Era una mattina di primavera, ma sembrava quasi estate. Facevo colazione senza fretta, gustando ogni boccone di quella calda brioche che nutriva il palato.
Un viaggio

Il sole entrava con forza attraverso la grande vetrata, riprendendosi gli spazi che l'incessante temporale del giorno prima gli aveva rubato. Era una mattina di primavera, ma sembrava quasi estate. Facevo colazione senza fretta, gustando ogni boccone di quella calda brioche che nutriva il palato.
Se chiudevo gli occhi, mi sembrava quasi di sentire il rumore del mare distante poche centinaia di metri. Seduto ad uno dei tavolini dell'hotel, aspettavo. Non sapevo cosa. La vidi entrare insieme ad un'amica, non ci conoscevamo ancora, ma eravamo lì per partecipare alla stessa conferenza.
Il destino scelse per noi tavoli vicini: fu così che conobbi Federica, e pochi istanti dopo, la sua creazione, ManagerZen. Fu facile rompere il ghiaccio e iniziare a parlare, lasciando da parte formalità ed etichette: in quel momento non eravamo l'imprenditore e la visionaria, ma due persone che condividevano e si confrontavano.
Le parole ci accompagnarono fino all'inizio del nostro workshop: di nuovo insieme, questa volta per imparare, scoprirsi e mettersi in gioco. Iniziò così per me un duplice viaggio alla scoperta del pensiero creativo da una parte e nella comprensione dell'essenza di ManagerZen dall'altra.
Fu l'ultimo giorno di questa nostra prima avventura insieme che decidemmo di darci appuntamento di lì a pochi mesi: nuove esperienze ci attendevano.
Era primavera inoltrata e quelle capacità, che avevo riscoperto, erano fiorite in una nuova consapevolezza: mi sembrava quasi di poter abbracciare il mondo con lo sguardo, di capirlo, almeno un po'.
Ritrovarsi con Federica e con tutti gli altri, fu l'inizio di un week end ancora più intenso e profondo. Complice una calda notte stellata e un clima mite, restammo a parlare per ore all'ombra scura di alberi secolari.
Federica ci raccontò un altro pezzo della sua storia, del suo passato nel mondo dell'informatica, delle scelte e della strada diversa che aveva poi deciso di percorrere. Ricordo come se fosse ieri il sentimento che provai quella sera: ammirazione mista a stupore. "Allora una persona se vuole e ci crede può farcela davvero..."
La doccia emozionale con cui domenica sera ci salutammo, lavò via tracce di me che non mi appartenevano più.
Lei aveva tracciato il suo cammino e lo seguiva con tenacia. Io ero come una molla, prima bloccata, quindi compressa e poi alla fine libera di esplodere tutto il suo potenziale. Lei mi aveva mostrato come.
Le nostre strade si separarono per poi incontrarsi più e più volte come eliche del DNA che si combinano e si incrociano, creando ogni volta qualcosa di nuovo e diverso.
Quanta strada faremo ancora insieme, Federica? Non vedo l'ora di scoprirlo.

Autore: Davide Giansoldati