Facilito ergo sum

 

claudia pietrantoniFacilito ergo sum

Facilitare è una moda o una necessità?
E soprattutto: cosa significa facilitare? E cosa o chi dobbiamo facilitare (rendere più facile)?
Secondo le definizioni più condivise il facilitatore è colui che aiuta un gruppo a progredire, a "vedere" meglio, tutti insieme, la situazione attuale e a chiarire il percorso di evoluzione.
A differenza del consulente a cui siamo abituati e che interviene per offrire soluzioni, il facilitatore considera i partecipanti stessi come "depositari" della conoscenza e delle soluzioni: il suo intervento è pertanto neutro rispetto ai contenuti del lavoro, e incentrato nella capacità di valorizzare le risorse di ciascuno, offrire strumenti di comunicazione positiva e supportare il gruppo verso gli obiettivi.
Un ruolo sempre più determinante per ottenere risultati in modo efficace, in contesti di lavoro partecipati e collaborativi. Ma come si diventa facilitatori? L’abbiamo chiesto a Claudia Pietrantoni, che da circa 15 anni è Formatore e Facilitatore per lo Sviluppo delle Persone e dei Talenti.


D - Per imparare l'arte del facilitatore servono caratteristiche personali particolari o competenze professionali specifiche?

Imparare a facilitare richiede come ogni altra competenza, impegno e disponibilità a mettersi in discussione.
Imparare l’”arte del facilitare” richiede un ingrediente in più: la convinzione che ogni persona sia portatrice di valore, tanto più quanto più messa nelle condizioni di esprimerlo. E la passione per facilitarne, appunto, l’emergere.

D - Nel contesto lavorativo, in quali ambiti posso utilizzare queste conoscenze ?

Le competenze del Facilitatore sono “trasversali”: utili se non necessarie in tutti i contesti che richiedano di aggregare più persone attorno a obiettivi comuni.
Indispensabili quindi per chi guida gruppi di lavoro, permanenti o temporanei (manager, capi progetto, manager delle vendite, coordinatori, formatori, consulenti, responsabili di punto vendita ecc.). Utilissime a chi conduce riunioni, meeting, corsi.


D – Perché è importante la figura del facilitatore ? Quali sono i benefici che trae il gruppo dal suo aiuto ?

Un facilitatore consente al gruppo di concentrarsi di più, fare meno fatica, migliorare le capacità di contribuire in modo produttivo al lavoro di gruppo.
Il facilitatore consente alla discussione di fluire veloce, alle persone di agire con un atteggiamento positivo rivolto verso la risoluzione dei problemi ed in cui tutti abbiano un forte senso di utilità.
Mette le persone presenti al Meeting nelle condizioni migliori per concentrarsi bene sull’oggetto dell’incontro, senza doversi preoccupare di progettarlo, coordinarlo e condurlo. La sua presenza aumenta fortemente la probabilità che l’incontro produca i risultati desiderati nel tempo disponibile.

D - Tu che hai facilitato e supportato numerosi gruppi di lavoro anche in aziende multinazionali. Ci puoi raccontare, dal lato del facilitatore, quali sono le soddisfazioni che hai ricevuto.

Le soddisfazioni sono molte. Aver aiutato gruppi  numerosi e scomposti in “fazioni”, alle prese con grossi cambiamenti, a ritrovare un senso di unione nuovo. Una nuova base emotiva e operativa da cui ripartire. 
Finalmente un modo efficace di lavorare sui nostri bisogni effettivi” è un commento gratificante che spesso raccolgo. 
Vedere persone inizialmente ritrose, scettiche se non polemiche verso il tema affrontato nell’incontro, o verso il gruppo chiedere con convinzione di continuare con altri incontri per andare avanti a risolvere questioni restate in sospeso. 
Molto bello è quando nei percorsi più lunghi, iniziano a formarsi quasi per osmosi “facilitatori” dentro al gruppo stesso, che lascio esprimere e che poi si appassionano al ruolo e chiedono di poterlo agire con più padronanza.

D - Al termine del laboratorio di un week end, quali strumenti avrò appreso e quali competenze sarò in grado di utilizzare ?

Alla fine del weekend avrai acquisito maggiore padronanza  nell’arte di facilitare  e saprai farlo con più consapevolezza! In altri termini alla fine del laboratorio saprai ad esempio con più chiarezza:

  • quali abitudini di pensiero improduttive hai bisogno di governare per facilitare meglio
  • come sintonizzarti sui bisogni relazionali del gruppo
  • come allineare le aspettative reciproche per creare una partecipazione più fattiva
  • come interagire con i momenti più carichi emotivamente
  • come e quando utilizzare gli strumenti di facilitazione rispetto alle dinamiche del gruppo

 

Il laboratorio consente di acquisire logiche e approcci per migliorare la capacità di mantenere il gruppo attivo all’interno del processo, aumentare e allo stesso tempo alleggerire la propria “presenza” nel gruppo, prevenire e gestire le dinamiche disgreganti del gruppo.

Sono soprattutto le competenze di Comunicazione, Influenza e Persuasione (non forzata), teamwork, Relazione Empatica e Gestione delle emozioni quelle più stimolate.


D - Come ci vuoi lasciare, per salutarci : con una citazione, una frase o un aneddoto? A te la scelta!

La mia citazione preferita, un vero e proprio motto che mi guida e mi aiuta a guidare e a facilitare: “Se Cambi il modo di vedere le cose, le cose che vedi Cambiano” ( di W.Dyer).

 

 


A Rimini - ven.19 e sab.20 Aprile 2013

FACILITARE GRUPPI DI LAVORO
Strumenti, tecniche e approcci per favorire la collaborazione e la partecipazione!

http://www.managerzen.it/managerzen-lab/item/1423-facilitare.html

 

 

 

Letto 22160 volte Ultima modifica il Giovedì, 11 Aprile 2013 08:42
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