Martedì, 29 Maggio 2012 10:10

Intervista a PAOLO SVEGLI

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paolosvegli.jpgIntervista a cura di Letizia Migliola - Redazione ManagerZen a Paolo Svegli, esperto di coaching aziendale, tecniche di vendita e corsi su come comunicare e sul comunicare in pubblico.

Cominciamo dalla fine: uno dei tuoi temi di studio e pratica appassionata è quello della longevità felice... Svelaci subito il segreto!

Vivere a lungo non mi è mai sembrato un obiettivo interessante, se non è unito al fatto di vivere felicemente. Vivere felicemente ha tante ricette, per me il riassunto più efficace è: consapevolezza e disciplina. Una volta che prendiamo consapevolezza che la qualità della nostra vita dipende dalla qualità delle emozioni che proviamo più frequentemente, è fondamentale che ci alleniamo quotidianamente nel vivere quelle emozioni.

paolosvegliintervista.jpgUna delle cose che più spesso noto è che ci sono molte persone che fanno cose straordinarie di cui potrebbero essere felici, ma non si concedono il tempo per apprezzare quei momenti, prese come sono a correre a fare qualcos’altro. Ecco, per me una delle cose che genera felicità (e anche longevità) è saper prenderci il tempo per apprezzare le cose belle che ci sono nella vita, che sembra una cosa tanto banale quanto spesso disattesa.

Quante volte ci fermiamo a ripensare ai momenti migliori della giornata? E ad assaporare un profumo o un cibo? E a osservare un tramonto, l’alba, la luna, i sorrisi dei bambini...


Un ingegnere gestionale che si decide di occuparsi di salute mentale è una bella notizia, il percorso contrario avrebbe forse esiti inquietanti … Quali tra le tue “terapie” raccoglie maggiore successo?

Premetto che come ingegnere non sono abilitato a fare alcuna “terapia”, quindi mi guardo bene dal farne! Il mio raggio ’azione, come presidente di un’associazione di famigliari di persone con problemi di salute mentale, ritengo debba contenersi tra:
- dare risorse alle famiglie
- agire da catalizzatore tra le parti in gioco
- promuovere una cultura della salute mentale

Questi tre compiti sono molto legati tra loro. Di fatto tengo serate di formazione a Faenza, Ravenna e Cesena, dove spaziamo dalla gestione dello stato d’animo alla comunicazione efficace passando per l’equilibrio emozionale e altro ancora, con l’obiettivo di aiutare i famigliari a vivere quest’esperienza al meglio, sviluppando sempre più la consapevolezza dell’importanza del nostro ruolo in un percorso di guarigione.

Questi incontri li abbiamo poi aperti al pubblico, proprio per diffondere il concetto che la salute mentale riguarda tutti quelli che hanno una mente, come la salute fisica riguarda tutti quelli che hanno un corpo, quindi è sano occuparsene, non è una cosa “per i matti”. Ogni volta che posso vado a parlare alle radio o televisioni locali per diffondere questo concetto.

Oltre a ciò ritengo sia fondamentale agire da catalizzatore per i percorsi di guarigione delle persone, attivando tutte le risorse possibili: i servizi, le famiglie, le reti sociali. Anche favorire il dialogo e la comprensione tra i servizi e le famiglie, che a volte sembra essere un lavoro difficile, dove le doti di abilità comunicativa, gestione del conflitto, orientamento al risultato, e approccio sistemico servono tutte.

Recentemente, proprio a testimoniare che la teoria è importante, ma senza la pratica è piuttosto inutile, abbiamo fondato un’associazione, “Felicità sostenibile”, che, sempre a partire dal concetto di salute mentale, vuole creare opportunità per tutte le persone di vivere una felicità che non sia “fatta pagare” a nessun altro (www.felicitasostenibile.org).


Sei autore di molti libri: che valore ha per te il momento della scrittura e quali lettori ti immagini di avere?

Per me scrivere è un momento speciale, un momento nel quale il turbinio dei pensieri e delle esperienze quotidiane si fa decantare; non a caso scrivo sempre il 90% delle bozze dei miei libri durante le vacanze al lago in montagna, la mattina presto, dove i pensieri fluiscono indisturbati.

Ogni libro ha il suo “lettore preferito”, è ovvio che “Team coaching in azienda” si rivolge maggiormente agli imprenditori, mentre “Osa Sognare” o “Empower your Vision” possono essere apprezzati anche da chi non fa impresa, detto ciò però ogni volta che scrivo un libro lo faccio pensando a chi dovrà leggerlo, quindi buona parte del mio lavoro è quello di rendere semplici i concetti e scorrevole la lettura.

Sono convinto che sia meglio fare venire voglia di leggere un libro che non ha la pretesa di essere “esaustivo” piuttosto che non fare leggere un trattato preciso e “perfetto” di 300 pagine. Per questo i
miei libri hanno anche un formato tascabile, un testo spaziato, con una struttura che fa emergere ogni concetto principale. Lo faccio pensando a chi non ama leggere, ma sono sicuro che potrebbe avere dei grandi benefici!


Nel tuo sito ti presenti con la frase QUANDO É CHIARO IL PERCHÉ, IL COME NON È MAI UN PROBLEMA!. Qualche breve suggerimento da coach per chiarire il perché?

Il perché è una delle domande che più di tutte fa la differenza, riguarda le nostre motivazioni, i nostri valori, ciò per cui siamo risposti a vivere o a morire. So che è un po’ fuori moda questa frase, ma penso che sia proprio importante recuperarla: “Se non sei disposto a morire per niente e nessuno, allora non stai dando il
massimo valore alla tua vita”.

Credo che vivere il nostro sogno sia veramente prendere la vita nelle nostre mani, accettandone la respons-abilità, sapendo che dipende da noi. “Perché” (o per chi) è una domanda che spesso non ci facciamo per paura, credo che superare questa paura sia l’inizio della strada verso una vita felice e piena.

Il motivo per cui spesso vince la paura è che molte volte ci si immagina solo metà dello “scenario futuro”: “quanto mi costerà fare quella scelta?” quello che non ci chiediamo è quanto ci costerà non farla, quanto stiamo rinunciando a vivere veramente. Quando diventa più chiaro questo, diventa più facile osare sognare, ammettere cosa vogliamo veramente, trovare i nostri perché, ben sapendo cosa rischiamo ad andarli a cercare, ma anche cosa rischiamo a NON andarli a cercare... È una questione di consapevolezza;-)


Nella tua professione di coach il contatto diretto è una componente fondamentale: che ruolo pensi possa avere la tecnologia e la dimensione virtuale nell’aiutare i processi di crescita e di cambiamento delle persone?

Questa è una grande ed interessante opportunità, ci stiamo cominciando a lavorare con un gruppo di amici, partner e collaboratori. La tecnologia è uno strumento in più che possiamo dare alle persone, per amplificare il nostro messaggio.

La cosa fondamentale è che essendo solo “amplificatori” e diffusori di concetti, dobbiamo ricordarci di non dare a questi strumenti più importanza che non al messaggio che portano. Di nuovo sarà il “perché” facciamo certe cose che determinerà il come ed il cosa; se l’obiettivo è solo “fare cassa” allora ci saranno strumenti
sofisticati e potenti che però non porteranno il miglior messaggio possibile alle persone.

Servirà umiltà e la pazienza di sperimentare come funzionano per raggiungere il risultato desiderato senza volerle forzare, accettando di tornare indietro se serve, senza mai distorcere il messaggio per adattarlo allo strumento. Credo che come tutte le opportunità tecnologiche vadano utilizzate al servizio degli ideali e
non viceversa!


E per finire, torniamo all’inizio: regalaci un esercizio quotidiano per poter festeggiare assieme felicemente il centesimo compleanno di Managerzen (nel 2101!)

Nel 2101 io avrò 134 anni, riesci ad immaginarti a questa età? Io lo faccio tutti i giorni, non so se basterà ad arrivarci (l’obiettivo dichiarato è 139) ma so che se non ci immaginiamo di arrivarci ci “programmeremo” per finire prima la nostra permanenza sul pianeta.

L’esercizio è molto semplice, ma non per questo meno potente: si tratta di trovare nella nostra giornata (io preferisco farlo la mattina perché poi mi indirizza nel resto del giorno) un momento solo per noi, nel quale facciamo tutto ciò che ci serve per trovare il nostro “centro”, la nostra “consapevolezza”, un momento nel quale ci connettiamo con il nostro meglio (ognuno di noi può decidere come è fatto il suo meglio).

In questa pratica aiuta la gestione del respiro (che mi piace sia lento e profondo), della postura e dei movimenti (che ci possono richiamare i nostri valori-guida e che preferisco lenti come nel tai-
chi), delle frasi che ci ripetiamo (che indirizzano il nostro pensiero dove vogliamo che stia), delle immagini che creiamo, che ci portano a vivere in anticipo ciò che vogliamo poi andare a realizzare con tutto noi stessi!

Fare questo con la dovuta intensità e assiduità ci consente di creare un percorso automatico verso la vita che vogliamo veramente, verso risultati straordinari da vivere con intensa felicità!


www.paolosvegli.it

Grazie Letizia, e ovunque tu abbia deciso di andare, goditi il viaggio!

Letto 13787 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Ottobre 2012 13:39