Giovedì, 08 Giugno 2006 16:23

Erika Leonardi: La qualita  in jazz!! In evidenza

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Erika Leonardi 
Scopriamo i soci di ManagerZen: Annalisa Fassetta intervista Erika Leonardi...


Erika Leonardi
Erika Leonardi
Intervista di Annalisa Fassetta


Erika Leonardi è laureata in biologia e ha svolto attività di ricerca e didattica in campo etologico. Opera  nel settore della qualità, in particolare  nelle società di servizi, dai primi anni Novanta. E’ consulente,  formatore e professore a contratto. Elabora e gestisce progetti  dedicati all’ organizzazione aziendale: riesame organizzativo, risorse umane, comunicazione, gestione del servizio. Nel 1994 ha creato, con Bruno Bozzetto,  un personaggio con cui promuove temi seri mediante storie a fumetti.   Autrice di articoli su stampa internazionale e italiani, e di diversi testi di management: Un mondo di qualità, Capire la qualità, Servire Successo, Azienda in Jazz, Ricostruire e vivere il processo per la qualità in azienda.
E’ socia  Managerzen dal Maggio 2005.



Da biologa a consulente di organizzazione. E’ un percorso quanto meno curioso. Come è avvenuta questa svolta?

In realtà i due approcci hanno molto in comune: per entrambi è l’uomo l’oggetto di interesse. La biologia ne studia il ciclo vitale, mentre la consulenza di organizzazione  analizza l’uomo nel mondo lavorativo e nel rapporto con i suoi colleghi. Sia  nell’ambiente biologico che in quello aziendale sopravvive “bene” il più adatto.


Ormai da diversi anni ti occupi di qualità. E’ un terreno difficile. Spesso nelle aziende l’applicazione della qualità è vista piu’ come un impedimento al normale svolgimento dell’attività lavorativa che un reale vantaggio per migliorarne i risultati. Come puo’ la qualità essere utile al processo lavorativo? 

Quando si parla di qualità, quasi  sempre prevalgono gli aspetti negativi: è sentita soprattutto come un’imposizione. Ma questo giudizio è legato al modo in cui la qualità è stata diffusa: un insieme di  norme e certificazioni. In realtà, la qualità nasce  da valori e  principi che aiutano le persone a lavorare con chiarezza di ruoli, di compiti e di obiettivi.


L’applicazione delle norme di qualità, puo’ migliorare anche le relazioni tra le persone in ambito aziendale?

Questa è la vera ragione per cui si applicano queste norme: migliorare le relazioni in azienda. Se le persone sono in buoni rapporti tra loro, l’azienda  ne trae un grande beneficio.  Al proposito,  la comunicazione riveste un ruolo molto importante. La persona, nei diversi momenti della sua attività lavorativa, riveste un doppio ruolo: è  cliente “interno”, quando riceve informazioni  e dati da qualcuno. E’  fornitore “interno” quando trasferisce ad un collega quanto ha elaborato. Il successo dello scambio di informazioni risiede nella capacità dei singoli di vivere consapevolmente e al meglio questo doppio ruolo. Le norme della qualità aiutano a chiarire in che modo  le informazioni devono essere correttamente passate, per far sì che il processo si svolga nel migliore dei modi; quindi le relazioni e, in ultima analisi, l’efficienza aziendale ne sono avvantaggiati. 


Esistono criteri della qualità in qualche modo applicabili al vivere quotidiano, a prescindere dal mondo lavorativo? 

Alcuni principi della qualità discendono da norme di comportamento generali. E’ naturale che ci sia la possibilità di farle valere in azienda, così come in famiglia. Un esempio: “Prima di agire  pensa un attimo, non buttarti subito a fare. Dopo che hai fatto, controlla”. Non solo, ricollegandoci alla domanda precedente, anche in famiglia si dà qualcosa e si prende dagli altri. Quindi, in alcuni momenti siamo fornitori e in altri clienti interni,  proprio come in azienda.


Hai realizzato pubblicazioni relative al tema della qualità, in collaborazione con Bruno Bozzetto. Come nasce questo sodalizio?

L’obiettivo era quello di avvicinare le persone al tema della qualità. Un argomento spesso ritenuto noioso. Il fumetto incuriosisce e permette di esprimere in chiave ironica anche i contenuti più seri. Le vignette di  Bruno Bozzetto sono particolarmente adatte perché,  oltretutto, hanno tratti tipici del fumetto rivolto ad un pubblico piu’ adulto. La prima serie è uscita 11 anni fa e abbiamo rotto il ghiaccio. La gente si è avvicinata in modo piu’ positivo al tema della qualità. Da quel momento in poi, abbiamo collaborato molte altre volte. Metaforicamente si può dire che il fumetto sia stato il nostro “cavallo di troia”.


“Azienda in jazz” è il titolo di un tuo libro. Descrive il parallelo tra il  mondo lavorativo e il  concerto jazz. Ci racconti qualcosa a riguardo?

Può sembrare un’affermazione ardita, ma ci sono punti in comune tra un concerto jazz e l’organizzazione aziendale. In entrambi i casi il lavoro è basato su tre fattori. Il primo riguarda il ruolo delle persone. In alcuni momenti i  musicisti suonano  in gruppo e in altri in assolo. Improvvisano e ripropongono la melodia con un contributo personale. Allo stesso modo in azienda: c’è il lavoro di squadra, ma anche il momento in cui la responsabilità ricade interamente  su un solo soggetto, che diventa protagonista. In questo frangente è essenziale che la band-team,  continui  ad essere presente, sostenendo il singolo. Il secondo punto in comune è la gestione delle attività, basata in entrambe le realtà su un giusto equilibrio tra regole e flessibilità. E’ necessario saper  lavorare  in gruppo, rispettare le procedure, i tempi e gli spazi, ma anche tenere in considerazione gli atteggiamenti, i comportamenti e le emozioni degli altri. Per questo la flessibilità è importante. Permette di gestire i frequenti imprevisti che accadono al lavoro,  che non sempre possono rispondere alla logica dei processi. Altro  aspetto che accomuna i due ambiti  riguarda i risultati prodotti. Ogni servizio, così come un concerto,  ha qualcosa di diverso da quelli già erogati. Ed è il prodotto di un equilibrio di tutti i fattori coinvolti.


Sembra evidente la necessità di inserire nella didattica elementi e modalità, all’apparenza estranei al mondo aziendale. Perché nasce questa esigenza?


Oggi nel management mancano grosse idee nuove. Le problematiche aziendali sono sempre le stesse e per cambiarle si può agire modificando l’approccio. E’ necessario aiutare le persone a vedere le cose in maniera diversa, abbattere i pregiudizi. Trovare formule diverse per sollecitare l’attenzione verso i problemi quotidiani.


I risultati ottenuti hanno raggiunto le tue aspettative?

Dopo gli incontri e i seminari, le persone mi comunicano di essersi arricchite, non solo a livello lavorativo, ma anche sotto il profilo  personale. Un’altra soddisfazione che conferma le mie aspettative, sono le mail che ricevo riguardanti i libri che ho pubblicato.


Veniamo al tuo ultimo libro, edito nel 2005 da Sperling&Kupfer “ Ricostruire e vivere il processo per la qualità in azienda”. Quali aspetti del processo approfondisce?

Il concetto di processo circola nelle aziende da molto tempo: nasce nella catena di montaggio, dove si genera la trasformazione di  più elementi tangibili in  qualcosa di diverso. Di conseguenza, la letteratura sul tema  è molto ampia.  Io mi sono concentrata sulle aziende di servizi, dove i presupposti sopra esposti non esistono più. I risultati sono spesso  intangibili, i macchinari possono non essere presenti. Il peso più consistente è  dato dalla relazione fra le persone. Il loro comportamento  è  decisivo per i risultati aziendali e  i margini di imprevedibilità della loro interazione sono al massimo. Altro aspetto trattato è l’informazione: nei servizi costituisce l’oggetto della trasformazione. Per questo diventa essenziale dare  corpo alla trasformazione dell’intangibile, prestando la massima attenzione a chi la genera. Il libro analizza gli aspetti soft del processo. Si propone di trovare una logica nel processo stesso per monitorare e rendere fluide le attività necessarie al raggiungimento dei risultati desiderati.

 

Letto 20047 volte Ultima modifica il Domenica, 18 Novembre 2012 18:14