Lunedì, 27 Febbraio 2006 00:00

Da Etica a Etichetta? Terminologia e indicazioni

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Etica d’impresa e/o etichetta? La domanda sorge spontanea, da quando è stato annunciato che sono in fase di preparazione le norme ISO 26000 relative alla responsabilità sociale delle imprese.



Occorre specificare che le ISO 26OOO costituiranno delle linee guida riconosciute a livello internazionale, che si basano sulle migliori prassi e su quanto stabilito dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ma che non potranno essere utilizzate a scopi certificativi.

Le certificazioni, gli standard, i codici, i bollini rientrano tra gli strumenti che le imprese e gli enti adottano nell’ambito di un percorso di responsabilità sociale, ma, come sempre, occorre distinguere il mezzo dal fine. Soprattutto in Italia assistiamo a un proliferare di queste iniziative e una rincorsa a ottenere uno o più bollini. Si tratta di iniziative importanti e lodevoli, ma che non risolvono in sé la questione di un approccio strategico alla responsabilità sociale e ambientale del business.

Noi di Un-Guru ne abbiamo discusso recentemente a Radio Città Futura (podcast www.un-guru.it/rassegnastampa.htm) con l’obiettivo di dare delle indicazioni per distinguere tra le diverse iniziative e capirne i reali contenuti, e valutare come questi si riflettono sui prodotti e servizi che le aziende presentano e come possono influenzare i comportamenti d’acquisto dei consumatori.


Ecco una tabella per orientarsi tra sigle e bollini:

 

ISO 14000 è una serie di norme per la gestione dei sistemi ambientali, ideata dall’ International Organization for Standardization, uno dei principali organismi di standardizzazione internazionale che riunisce enti di normazione nazionali. E’ uno standard riconosciuto a livello mondiale, quindi anche in paesi extra-UE.
ISO 14OOO rappresenta un quadro di riferimento organizzativo, che comporta un monitoraggio continuativo e periodico. Per ottenere la certificazione ISO l’aziende deve produrre:
1) l’analisi ambientale con l’individuazione delle specifiche problematiche legate al suo business,
2) un manuale di gestione e procedure ambientali,
3) la verifica interna di rispetto delle normative e del manuale.
La certificazione ISO 14000, che è volontaria, non è contraddistinta da alcun logo o bollino e le aziende che la ottengono possono scrivere ovunque (carta intestata, prodotti, imballaggi, etc.) “società certificata ISO 14000”. Il costo della certificazione, che dura 3 anni, oscilla tra i 5 e i 25 mila euro a cui vanno aggiunti i costi delle ispezioni. Lo standard ISO rappresenta uno schema di riferimento per numerose altre certificazioni e iniziative ed è spesso il primo passo per quelle imprese che hanno deciso di esplicitare il loro impegno per quanto riguarda la tutela e il rispetto dell’ambiente. Il costo della domanda di certificazione varia da 250 a 500 euro, a seconda delle dimensioni, ma si stima che il costo medio per ottenere la certificazione sia di circa 15mila euro. A fine 2005 erano circa 10mila le aziende certificate ISO14000 in Italia
 
emas.jpgEMAS 2 è una registrazione, non una certificazione, stabilita dall’Unione Europea e riconosciuta dai paesi membri. Si tratta di uno strumento volontario che comporta l’adozione di un Sistema di Gestione Ambientale (SGA) e l’attivazione di una serie di azioni mirate alla gestione e al controllo delle attività che hanno impatto sull’ambiente in un’ottica di miglioramento continuo.
EMAS è però anche uno strumento di comunicazione verso l’esterno: il Regolamento richiede che venga redatta una Dichiarazione Ambientale, a disposizione del pubblico, in cui l’organizzazione fornisce informazioni chiare, complete e verificate sugli impatti e sulle azioni intraprese per mitigarli.
Può essere richiesta da qualsiasi organizzazione con o senza personalità giuridica pubblica o privata. La dichiarazione ambientale in ci si stabiliscono gli obiettivi dell’azienda viene rivista e riconfermata tutti gli anni, mentre la registrazione è valida per tre anni dopo di che occorre rinnovarla.
In Italia l’ente competente per le registrazioni delle organizzazioni è il Comitato interministeriale Ecolabel ed Ecoaudit che si avvale del supporto tecnico dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e del Territorio, APAT
EMAS 2 è distinta da un logo/bollino, che però non può essere apposto sui prodotti o gli imballaggi dell’azienda mentre si può utilizzare su carta intestata e sui documenti istituzionali dell’azienda. La domanda di registrazione ha un costo di 50 euro per le piccole imprese e arriva a 1500 per le più grandi, ma i costi per ottenere poi effettivamente la registrazione l’investimento è di qualche decina di migliaia di euro. A fine 2005 erano poco meno di 400 le imprese italiane che avevano ottenuto il riconoscimento.
 
fairtrade.jpgIl Commercio Equo e Solidale (Fair Trade) è una partnership commerciale, che vuole equilibrare i rapporti tra paesi produttori e consumatori, nel commercio internazionale. Contribuisce allo sviluppo sostenibile offrendo migliori condizioni di scambio ed assicurando i diritti dei produttori e dei lavoratori svantaggiati, specialmente nel Sud del Mondo, aiutandoli a passare da una posizione di vulnerabilità alla sicurezza ed all'autosufficienza economica. Le organizzazioni principali che operano nel Commercio Equo e Solidale sono FLO (Fair Trade Labelling Organizations, il Coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, di cui fa parte anche TransFair Italia), News (Network World ' s Shops, il coordinamento internazionale delle Botteghe del Mondo), Efta (European Fair Trade Association), Ifat (International Federation of Alternative Trade, coordinamento internazionale tra centrali di importazione e produttori). Questi organismi si riconoscono in Fine, sigla informale che sta per Flo, Ifat, News ed Efta. Fine è il tavolo di coordinamento per elaborare strategie comuni per favorire l ' accesso al mercato dei piccoli produttori. Il marchio di certificazione Transfair è rilasciato e gestito da un consorzio senza scopo di lucro e certifica che i prodotti sono stati ottenuti senza sfruttare i lavoratori e le comunità da cui il prodotto proviene.
 
 
eco-label.jpgECO-LABEL è un sistema di norme di riferimento stabilite dall’Unione Europea per l ' assegnazione di un marchio di qualità ecologica per la promozione di prodotti caratterizzati da il minor impatto ambientale durante tutto il loro ciclo di vita "dalla culla alla tomba". Attualmente sono stati pubblicati i criteri per l ' assegnazione del marchio a 10 gruppi di prodotti (dalle lavatrici ai detersivi). In ambito tessile sono stati pubblicati i criteri (maggio 1996) esclusivamente per le T-shirt e per la biancheria da letto.
 
 
pefc.jpgIl Programme for Endorsement of Forest Certification schemes (PEFC) è stato sviluppato su base volontaria su iniziativa di alcune imprese europee e che ha visto poi anche l’adesione di rappresentanze di governi ed enti. E’ uno schema per la certificazione della gestione forestale che prevede una verifica e l’emissione del certificato che stabilisce che la gestione boschiva risponde a requisiti di sostenibilità, vale a dire di uno sfruttamento intelligente delle foreste, che preveda programma di riforestazione e che non comporti sfruttamento delle popolazioni e dell’ambiente laddove avviene il prelievo di legno.
 
 
fsc.jpgIl Forest Stewardship Council (FSC)  è una organizzazione   no profit e non governativa fondata nel 1993 in Canada da rappresentanze di gruppi ambientalisti e di enti per la difesa dei diritti umani, professionisti forestali, organizzazioni indigene, imprese commerciali di distribuzione di prodotti legnosi, enti di certificazione forestale. Lo scopo del FSC è la definizione su scala mondiale dei principi di Gestione Forestale Sostenibile, l’accreditamento delle organizzazioni che certificano la conformità ai 10 principi di gestione forestale, la assistenza per l’elaborazione di standard globali e regionali di certificazione, la promozione di una gestione forestale economicamente valida nel rispetto dell’ambiente e dei valori sociali e culturali. La certificazione non è di tipo sistemico ma è basata su misure di performance da verificarsi in campo e prevede la partecipazione e il consenso delle parti interessate. E’ prevista la certificazione sia della gestione forestale che della ‘catena di custodia’, dalla materia prima al prodotto semilavorato o finito. Una volta emesso il certificato di conformità, il proprietario o il gestore forestale è autorizzato a utilizzare il logo FSC. Lo schema FSC è riconosciuto e appoggiato dalle ONG ambientaliste internazionali (es. WWF, Greenpeace, Amici della Terra) e promosso da gruppi di distribuzione di prodotti legnosi eco-certificati (i cosiddetti ‘gruppi di compratori’, buyers groups). Attualmente tra i membri si registrano rappresentanze ambientaliste e sociali, industrie di prima lavorazione, trasformazione e commercializzazione del legno.
 
 
agri-biologica.jpgL’utilizzo del bollino per l’agricoltura biologica è regolato per legge dall’Unione Europea e da normative poi recepite anche a livello nazionale. IL marchio può essere apposta solo su quei prodotti di aziende che si siano convertite all’agricoltura biologica da almeno 2 anni e solo se il prodotto è biologico per il 95% dei suoi ingredienti. Per i prodotti che non rispondono ai requisiti di utilizzo del marchio è possibile utilizzare la dicitura “xx% da agricoltura biologica” solo se l’azienda utilizza metodi biologici da almeno due anni e il 70% degli ingredienti agricolo sono biologici. Al di sotto di questi criteri non è possibile fare riferimento alla normativa europea e al marchio europeo per l’agricoltura biologica. Per i prodotti coltivati biologicamente da almeno un anno prima del raccolto è possibile utilizzare la dicitura “prodotto in conversione all’agricoltura biologica”.

Letto 16761 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39