Giovedì, 30 Marzo 2006 00:00

Cominciare a risparmiare gocce preziose

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gocce.gif Il 22 marzo è stata la giornata mondiale dell’acqua, un’iniziativa promossa dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1993 per sensibilizzare l’opinione di tutto il mondo su una situazione di emergenza e una priorità in termini di sviluppo e sostenibilità.

 

 

L’acqua è patrimonio dell’umanità e un diritto inalienabile e universale, per ora. Un’analisi attenta dei numeri però evidenzia che la situazione è davvero critica.

Alcuni dati*
- Ogni giorno 30mila persone muoiono per cause connesse alla scarsità d’acqua o alla sua cattiva qualità e igiene.
- Solo 16 persone su100 hanno acqua potabile dal rubinetto, priva di agenti patogeni e sostanze inquinanti.
- In Africa il consumo di acqua varia in media tra 1 e 50 litri al giorno (50 litri è la soglia considerata minima dall’Organizzazione Mondiale della Sanità), in Europa tra 170 e 250 litri (e noi italiani siamo ai vertici di questa classifica dei consumi), negli Stati Uniti si arriva a 700 litri.
- Il 40% della popolazione mondiale, 2,5 miliardi di persone, vive in condizioni impossibili per la carenza d’acqua.
- Nel 2020 3 miliardi di persone non avranno accesso all’acqua.

Cosa fare?
I numeri dimostrano che l’attenzione e una maggiore partecipazione all’utilizzo consapevole di questa risorsa è necessario. Ci sono comportamenti che ognuno di noi può attuare ogni giorno, come ad esempio chiudere i rubinetti ed evitare di far scorrere inutilmente l’acqua: questo semplice accorgimento ridurrebbe del 50% il nostro consumo idrico. E poi utilizzare lavatrice e lavastoviglie scegliendo i programmi che risparmiano acqua e utilizzarli solo a pieno carico. Fare la doccia al posto del bagno fa risparmiare, in una sola volta, fino a 100 litri d’acqua.

E il business?
Oggi il 70% delle risorse idriche consumate è destinato all’agricoltura. La FAO prevede che l’incremento demografico porterà il consumo di acqua per l’irrigazione a salire del 14% entro il 2030. Anche la crescente urbanizzazione è un fenomeno destinato ad aumentare la domanda di acqua. Quello dell’acqua dunque si presenta come un business ad alto rendimento. Il segmento più significativo è quello dell’approvvigionamento, fornitura e depurazione di acqua potabile ai cittadini, con un fatturato mondiale stimato attorno ai 600 miliardi di dollari (fonte UBS).
A seguire il business dell’acqua in bottiglia: nel 2004 il consumo mondiale ha raggiunto i 154 miliardi di litri e, anche dove l’acqua del rubinetto è sicura, la domanda di acqua imbottigliata è in crescita. Gli Stati Uniti sono i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, con 26 miliardi di litri nel 2004, seguiti dal Messico con 18 miliardi di litri, da Cina e Brasile, con 12 miliardi di litri ciascuno, mentre Italia e Germania sono quinta e sesta, con oltre 10 miliardi di litri. Ma il nostro Paese è il primo al mondo per consumo pro capite di quasi 184 litri, seguito da Messico ed Emirati Arabi Uniti, con 169 e 164 litri, Belgio e Francia con 145, Spagna con 137 (fonte Earth Policy Institute).

Le imprese
Le aziende che hanno intrapreso un percorso di responsabilità sociale e ambientale sono quelle che dimostrano e comunicano una certa sensibilità a riguardo.
Occorre premettere che quelle imprese che si sono dotate di certificazioni di tipo ambientale si sono impegnate al rispetto di parametri di utilizzo della risorsa acqua e del trattamento delle acque reflue.
Molte aziende sono in una fase di primo approccio al problema che comunque costituisce un importante passo in avanti: si tratta cioè di stabilire percentuali di riduzione dei consumi e di mettere in atto politiche che consentano di adempiere agli impegni presi in questo senso, in genere attraverso bilanci e previsioni di sostenibilità. E’ pur vero che in ogni caso l’utilizzo di acqua industriale è in progressiva riduzione (-18% tra il 2001 e il 2004).
Un livello ancor maggiore di consapevolezza caratterizza quelle aziende che si dotano di impianti di trattamento e depurazione delle acque reflue, che si impegnano al miglioramento delle tecnologie di depurazione e al recupero di acqua mediante sistemi chiusi, alleggerendo la pressione sulle reti idriche o le falde acquifere. L’importanza di questi interventi è decisiva; basti pensare al caso di Trenitalia il cui consumo di acqua industriale è paragonabile a quello di una città di 33.500 abitanti e che riesce a recuperare dal trattamento delle acque reflue il 33% del fabbisogno aziendale.

Il futuro
Quello dell’acqua rimane un tema scottante. Si tratta di un business che al momento offre importanti opportunità di investimento e che è caratterizzato da una crescente privatizzazione dei servizi idrici nella maggior parte del mondo industrializzato. E anche i paesi in via di sviluppo stanno aprendo le porte agli investitori privati. Quella dell’acqua è una questione che ha a che fare con due temi che costituiscono il fulcro di un approccio di sviluppo sostenibile: la scarsità (la superficie terrestre è coperta per il 71% da acqua, di cui il 97%,contenuta negli oceani, il 2% in calotte polari o ghiacciai e solo il restante 1% è acqua dolce accumulata negli acquiferi sotterranei, negli invasi superficiali, nei corsi d'acqua, nell'umidità del suolo) e l’utilizzo futuro.
Kofi Annan, segretario dell’Onu, dichiarò qualche tempo fa che “nel futuro tutte le guerre si combatteranno per l’acqua”.

Il problema non è solo politico, filosofico e non riguarda solamente la nostra capacità di previsione di scenari macro-economici e sociali nel futuro.
Il 5,35% del territorio italiano è già interessato dal processo di desertificazione e, secondo l’Unione Europea, il 27% è minacciato da processi di inaridimento. Un rapporto dell'Arpa Emilia Romagna denuncia che il 22% della Pianura Padana è desertificato (con sostanza organica inferiore all'1%) e il 26% è a rischio (materia organica inferiore al 2%).
Si tratta certamente di un tema complesso ma per il quale ognuno di noi è chiamato in causa: il 28% dell’acqua consumata dalla famiglie americane finisce nello sciacquone e alcune stime dimostrano che per garantire l’accesso all’acqua potabile a tutti gli abitanti del pianeta, basterebbe una somma analoga a quella che in Europa si spende per l’acquisto di gelati e negli Usa in cosmetici.


Letto 11861 volte Ultima modifica il Venerdì, 13 Aprile 2012 15:39