Sabato, 16 Marzo 2013 09:11

I luoghi del lavoro da Fantozzi in poi..... In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(2 Voti)

"Space planning? … lasci stare signora, qui da noi si lavora !!!"
grrrrr…Mi è proprio capitato.

Ero all’inizio della mia attività - vi ricordate? io mi occupo di progettazione di spazi di lavoro - il momento in cui decidi di spiccare il volo, ma non sei proprio sicurissimo delle ali di cui ti sei dotato e quindi, ogni planata mal riuscita o un piccolo inceppo, ti fa intravedere un disastro: spiaccicata sull’asfalto grigio della delusione e della incapacità.

di Maria Rosa Ambroso

In breve vi racconto com’è andata.

Dopo aver sciorinato con linguaggio disinvolto e sguardo arguto i vantaggi che derivano da una corretta progettazione dello spazio di lavoro, e dell’importanza strategica di avere persone che comunicano tra loro, la risposta del mio baldo interlocutore fu proprio quella: qui si lavora!  Bumm … morta!

Quando qualcosa va storto durante una trattativa, ci costringiamo a intense riflessioni e, l’atteggiamento del mio non-cliente mi aveva disorientato.

Di cosa gli ho parlato? Che cosa ha capito del mio lavoro per rispondermi in quel modo?

Beh, da allora di strada ne ho percorsa ma, quel lampo negli occhi in chi mi ascolta, che svela un pensiero scettico e, cela “quella” battuta, direi che lo trovo ancora.

Eppure, dal mio osservatorio personale mi chiedo: che dubbi avete cari miei non-clienti? Come potete essere scettici sul fatto che una progettazione ben fatta è in grado di ridurre le menti a gesti ripetitivi in cui l’unico neurone attivo è quello che guarda l’orologio e conta i minuti che mancano alla fine del lavoro-supplizio?

 

Fantozzi insegna…..

 

La scrivania in pelle umana del mega direttore galattico posta in fondo alla stanza, faceva sì che una persona si sentisse una schifezza insignificante e intimorita durante il lungo tragitto che conduceva al cospetto di costui, e una volta arrivato, tutti i ragionamenti sulle ottime motivazioni per chiedere un aumento o un avanzamento di carriera, diventavano via via sempre più inconsistenti, fino a sciogliersi del tutto una volta seduti di fronte a lui, sulla poltrona più scomoda del mondo!

Sicuramente molti, tra i dirigenti che leggono questa mia caricatura, penseranno per un momento, di adottare questo sistema anche nelle loro aziende… cavoli, ecco il modo per evitare che le persone mi chiedano l’aumento!

Funzionerebbe davvero, e non solo per le richiesta di aumento, ma anche se hanno un’idea geniale che potrebbe risolvere qualche problema, anche se dovessero segnalare delle cose importanti relative ai processi interni che presentano qualche lacuna, anche se volessero congratularsi con voi, anche se volessero sottoporvi un progetto …

Allora?

Vanno così bene i luoghi di lavoro che siamo ancora abituati a vivere e a sigh!..... progettare al giorno d’oggi?

Proviamo a pensare a quanto siamo cambiati, all’evoluzione tecnologica, a quanto, come e dove lavoriamo, ma anche in che luogo e momento della giornata siamo più produttivi, dove ci piacerebbe stare a pensare, dove fare riunioni, …. Questo potrebbe essere proprio un bel sondaggio da fare!

Non siamo abituati a porci queste domande, ma, nella realtà, a tutti i livelli, e negli ambienti che frequentiamo, abbiamo sempre delle preferenze sia di luogo che di stile, perché attraverso gli spazi che creiamo e che scegliamo di frequentare, si celano delle assonanze intime che ci facilitano i rapporti, che ci raccontano ed esprimono qualcosa di noi stessi.

Alain de Botton nel libro “architettura e felicità” ci dice che “ognuno di noi dispone di forme  e materiali che ci comunicano di cosa abbiamo bisogno interiormente. Ci servono luoghi nostri per trovare una versione desiderabile di noi stessi."

In prosa, vorrebbe dire che gli oggetti contengono una parte di noi stessi che affidiamo loro, per rappresentarci.

Sappiamo tutti che, il tal divano, piuttosto che il bar dove facciamo colazione, o la macchina che compriamo, sono manufatti che contengono intrinsecamente dei valori che ci appartengono, e che parlano di noi alle persone che ci stanno intorno.

In azienda, queste assonanze si palesano, a prescindere dalla nostra volontà, e fino ad ora abbiamo affidato il timone della nostra rappresentazione, a chi, ci raccontava che una persona per lavorare ha bisogno di questo e di quello: prodotti in serie, tutti uguali nei colori, nella forma e nell’uso, come a sottolineare che il lavoro che svolgo io, non ha niente di diverso del lavoro che fa l’altro collega e da quello della filiale tal dei tali…

Abbiamo provocato un appiattimento generalizzato e passivo, un “destino inevitabile” per tutti coloro che lavorano alle dipendenze altrui.

Che cosa significa nella sostanza?

Significa che nelle nostre aziende, in cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, di persone fiduciose nella loro personalità distintiva e motivate, siano agevolate a spendere energie creative e innovative, attraverso luoghi in grado di intercettare i bisogni e le diverse esigenze di comunicazione, al fine di accogliere e amplificare tutto ciò che è importante e unico per un’azienda: le persone, l’identità, i valori corporate, il modello di business, ecc..

Lo spazio ben progettato, parla ai nostri sensi di tutto questo, genera esperienze e provoca comportamenti attraverso gesti e forme di comunicazioni primordiali. 

 

Maria Rosa Ambroso

http://www.camaleonte.eu

 

 

Letto 21749 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Aprile 2013 17:53

Articoli correlati (da tag)

Altro in questa categoria: Progettare l'intangibile »